Giulietta si innamora sempre di Romeo, sempre lo sposa e sempre muore con lui. Un’opera con un esito diverso non potrebbe chiamarsi Romeo e Giulietta. Noi, il pubblico, assistiamo a una progressione e a un finale predeterminati. Ci piacciono i sentimenti degli amanti, simpatizziamo con le loro difficoltà, ma non siamo mai sorpresi dalla loro tragica fine. Come Dei onniscienti, siamo testimoni di tutte e quattro le dimensioni, consapevoli dell’interezza della trama in ogni momento del suo dipanarsi.

Come sperimenteremmo le nostre proprie vite dal punto di vista di un pubblico onnisciente? Normalmente, siamo confinati nel presente: passato e futuro sono frequentemente immaginati, ma mai osservati oggettivamente. Peter Ouspensky era determinato a fare solo questo. Dopo aver esaminato quanto altri avevano scritto sulla quarta dimensione (come riporta nel suo libro Un nuovo modello dell’universo) ha concluso che l’esplorazione filosofica era inadeguata. “Dobbiamo trovare un sistema per una rappresentazione proiettiva della [quarta dimensione, il tempo] nello spazio tridimensionale”, ha sottolineato.

Il teatro è una proiezione di questo tipo. Un gruppo di personaggi con relazioni predeterminate recita davanti a un pubblico costantemente consapevole della quarta dimensione. Gli attori recitano come mortali; il pubblico assiste come Dio. Prendiamo sul serio i personaggi anche se sappiamo che non sono reali. Una Giulietta ben recitata ci porta a piangere, singhiozzare, e ridere, anche se conosciamo il suo destino e sappiamo che l’attrice che vediamo non è davvero Giulietta. Quando la rappresentazione termina, piangiamo la morte di Giulietta ma applaudiamo l’attrice che l’ha recitata. Prendiamo sul serio entrambe le prospettive, e siamo felici di aver gustato un’esperienza quadri-dimensionale su un palco tridimensionale.

“Dobbiamo trovare la quarta dimensione in modo puramente sperimentale” conclude Ouspensky. Con questo spirito, proviamo a condurre un esperimento; considerate il resto della vostra giornata come una rappresentazione già scritta – dal momento in cui finirete di leggere questo post. Il fatto che vi alziate dalla sedia è scritto. Lo è colpire la gamba del tavolo mentre andate in cucina. È scritto anche il caffè che vi preparate, il fatto che ne rovesciate un po’ sulla camicia, rispondere alla chiamata di un collega, arrabbiarvi per le sue critiche, scrivere un’email al capo, ecc. Per due ore (più o meno la durata di Romeo e Giulietta), vivete come se il più minuto dettaglio della volstra giornata fosse predeterminato, e come se voi ne foste il pubblico onnosciente. Ricordate: il pubblico non cambia la storia, né un osservatore dovrebbe cambiare ciò che osserva.

In quali modi sareste diversi se foste in grado di mantenere un ossservatore imparziale di questo genere?