La vendemmia non può essere compiuta da un solo agricoltore. La finestra temporale che passa tra quando l’uva è matura e quando marcisce è relativamente breve, per cui il nostro agricoltore deve reclutare un aiuto per l'occasione. Di conseguenza l’immagine della finestra di Chartres relativa a settembre è l'unico lavoro su dodici che ha due lavoratori. Dato che associamo la vendemmia con il lavoro sulle emozioni, questo si adatta doppiamente bene, in quanto il centro emotivo è il meccanismo responsabile della nostra interazione con gli altri.

Questo raccolto è l’ultimo dei tre raccolti presenti nel ciclo annuale: fieno, grano e uva. Abbiamo associato la raccolta del fieno al lavoro sul corpo, la raccolta del grano al lavoro sulla mente e la raccolta dell’uva al lavoro sul cuore. Nella sequenza di Chartres ognuno di questi raccolti è distribuito su due mesi: il fieno è cresciuto a maggio e viene raccolto a giugno; Il frumento è raccolto in luglio e trebbiato in agosto; l'uva è vendemmiata nel mese di settembre e messa in botte in ottobre. Questo principio a due fasi segue un modello ripetitivo. Il primo passo caratterizza i prodotti della natura. Il secondo passo descrive la risposta del contadino a quei prodotti. Un agricoltore dopo tutto addomestica e affina la natura. Allo stesso modo, un agricoltore della Quarta Via addomestica e raffina se stesso, che solleva la domanda: qual è il prodotto della mente, del corpo e del cuore? Qual è il raccolto dell’uomo macrocosmo?

Mentre scrivo queste righe, il mio corpo produce innumerevoli azioni complesse. Il mio centro di movimento traduce le idee della mia mente in movimenti che premono la tastiera per comporre lettere, parole, frasi e paragrafi. Parallelamente, il mio centro istintivo respira, digerisce, si gratta, fa circolare sangue e linfa, controlla e regola la temperatura corporea, ecc. Il raccolto di questi due centri è immenso e continuo. È preciso e, finché sono fisicamente sano, è perfetto. Questa perfezione è indipendente da ogni sforzo da parte mia e non richiede la mia attenzione. "Il lavoro istintivo interiore non richiede di diventare consapevoli", dice Peter Ouspensky a questo proposito. "È consapevole di sé, indipendentemente dalla funzione intellettuale, e non c'è bisogno di aumentare ciò". A questo punto, il raccolto del fieno - simbolico del lavoro sul corpo - non richiede affinamento umano. Il contadino lo raccoglie e lo conserva come per l'allevamento di bestiame durante tutto l'anno.

La mia mente produce anche un raccolto incessante di pensieri. Questi circolano con ogni respiro, riprendendo il mio ieri o anticipando il mio domani, anche di notte durante il sonno. A differenza del raccolto del corpo, tuttavia, la maggior parte di questi pensieri è inutile. Non supportano o migliorano il mio funzionamento. Pertanto, il raccolto della mente dev'essere raffinato: per questo il grano - metafora del lavoro della mente - non è solo mietuto, ma anche trebbiato, vagliato e macinato. Senza questi passaggi, sarebbe troppo grezzo per servire come cibo umano. Questo affinamento è stato il nostro lavoro di luglio e agosto: osservare i nostri pensieri, separare quelli utili da quelli inutili e affinare l'utile in potenti aforismi che possono adattarsi al momento. Questi aforismi, come il grano, possono quindi essere conservati. Possono nutrire un villaggio per tutto il resto dell'anno e funzionare come granaio comune.

Il nostro lavoro di settembre introduce ora la stessa disciplina al regno delle nostre emozioni. Se il nostro corpo ogni giorno produce un raccolto di impulsi e la nostra mente un raccolto di pensieri, qual è il prodotto del nostro cuore? La sfida di questo lavoro sarà quella di osservare le nostre emozioni imparzialmente e di resistere all'impegno di cambiarle. Ma dobbiamo tenere a mente che ottobre sarà il mese di affinatura, il secondo passo della vendemmia, rappresentato simbolicamente come botte e fermentazione. Non possiamo saltare al secondo passo senza completare il primo e non possiamo agire sulle nostre emozioni senza prima osservarle correttamente. Pertanto durante settembre osserviamo la natura del nostro centro emotivo così com'è e condividiamo le nostre osservazioni nel commento seguente.

Quante emozioni il tuo cuore ha prodotto dall'inizio di questo giorno?

Responses

  1. Mario Fantoni

    Ho notato che le mie emozioni quotidiane sono molto legate allo stato del mio centro istintivo. Per esempio, quando mi sveglio alla mattina, il mio centro istintivo non è molto felice e di solito non sono molto emozionale (tranne in alcuni casi particolari, come quando mi sveglio in un posto diverso quando sono in vacanze) ma una volta che prendo una doccia alcune emozioni appariscono. Emozioni più forti sorgono con la colazione, specialmente dopo aver bevuto un caffè. Queste emozioni si affliggono fino alla metà del mattino, quando è necessario un nuovo caffè o un tè. Questo dà energia per arrivare fino a pranzo e così via. Un altro esempio è quando sono in uno stato emozionale relativamente alto e ricevo notizie “negative” per il centro istintivo, come una multa per qualcosa che ho dimenticato di pagare; in quel momento le emozioni positive diventano negative.

    1. Asaf Braverman Post author

      Quello che condividi, Mario, rinforza una delle verifiche che certamente faremo se pratichiamo veramente il lavoro di settembre: che in circostanze normali il nostro centro emozionale è trascinato dal nostro centro istintivo.

      Il centro emozionale può lavorare con “l’idrogeno” 12. In realtà, tuttavia, raramente funziona con questo “idrogeno” fino. E nella maggior parte dei casi il suo lavoro differisce poco in intensità e velocità dal lavoro del centro motorio o del centro istintivo… – George Gurdjieff

      Se si confronta questo con l’analogia del cavallo, della carrozza e del conduttore, questo significa che il nostro cavallo viene trascinato dalla nostra carrozza!

      Krishna and Arjuna (Kangra Pahari, 19th c. Delhi Museum)

  2. Meoli Vincenzo

    Grazie Asaf di questo tuo insegnamento.
    Mi ha molto colpito che in un mese si raccoglie e il mese dopo si raffina. il processo di raffinazione è uno strumento esoterico che ci aiuta a crescere in questo lavoro.
    A Settembre mi impegnerò a osservare provando a scrivere le mie osservazioni in modo da avere indicazioni precise per il mese di Ottobre.
    Le emozioni che il mio Cuore ha prodotto oggi sono:
    Tristezza, Malinconia,un pò di Rabbia.

    Con Affetto.
    Vincenzo

    1. Asaf Braverman Post author

      Sono grato che tu trovi saggezza di questo, Vincenzo.
      Le poche emozioni che hai elencate sono negative. Parte dello scopo dietro l’esercizio è di realizzare quanto piccolo è il nostro ‘spettro’ di emozioni che sperimentiamo in un giorno. Ciò dimostra che il nostro centro emotivo è sottoutilizzato e prepara il terreno per la sua raffinazione in ottobre.

      “Di solito, ognuno ha circa cinque o sei tipi di emozione per alcune occasioni. Quindi tutti possono sapere in anticipo cosa succederà; il repertorio è molto limitato, quindi possiamo e dobbiamo studiarci da questo punto di vista”. Peter Ouspensky (La Quarta Via)

  3. Paolo Meoli

    Solitamente quando mi alzo una parte di me è spinta ad uscire, fare colazione e cominciare a mettersi in piedi il più presto possibile. Ancora non so quanto questo impulso sia consapevole o meno, ma ciò che mi spinge da un paio di anni, è una emozione alla quale non piace perdere tempo. E cosi se capita di svegliarmi più tardi del solito, questa parte si fa sentire come un bruciore, perciò cerco di attivarmi il prima possibile. Cosi continuo la mia giornata cercando di perseguire gli scopi fissati. Quando non ho uno scopo una parte di me sente che sono un pò alla deriva. Quindi solitamente fisso durante la giornata degli scopi intenzioanali, i quali mi sembra che possono diventare canali di comprensioni e quindi energia. Credo che le nuove emozioni nel lavoro siano connesse a questi scopi e alla loro realizzazione. Molte delle nuove emozioni (nuove funzioni) scoperte nel Lavoro sono connesse al perseguimento di questi obiettivi.
    Allo stesso tempo la rabbia, la tristezza o il rimorso subentra quando non riesco a raggiungere gli scopi che mi ero prefissato. Insomma i momenti di intervallo (momenti in cui la realtà non corrisponde alle nostre aspettative) mi sembrano momenti dove ottave ascedenti (come quando fissiamo uno scopo) possono cominciare a discendere, generando emozioni negative.
    Mi sembra che la maggior parte delle nostre emozioni sono legate alle nostre aspettative. In ogni caso quando formulo uno scopo, come quello di provare a lasciare un commento che sento sia sincero, genero una aspettativa. Cosi ogni cosa che mi ostacola mi suscita rabbia o a volte rimorso. Mi chiedo se c’è una differenza tra le due (rabbia e rimorso) e se c’è un modo per lavorare verso i propri scopi senza generare aspettative che poi inevitabilmente generano negatività.

  4. Mayra

    Caro Asaf,
    dal mio lavoro osservando le mie emozioni quando sono immersa nella quotidianità, ho constatato che la maggior parte di loro sono come dei piccoli fuochi d’artificio: scoppiettano qui e là, e poi, il più delle volte se non le osservo, non mi ricordo di averle avute. Di questo tipo di emozione ho osservato l’impazienza, l’intolleranza, il rifiuto. Ho osservato che ci sono altre emozioni con le quali se mi ci identifico fortemente, posso passare giornate intere ad alimentarle con l’immaginazione: indignazione, colpa, pregiudizio e autocommiserazione sono tra le mie preferite.

    Mayra

    1. Asaf Braverman Post author

      Grazie per aver condiviso queste osservazioni sincere Mayra.
      E’ importante vedere lo stato ‘preimpostato’ del nostro centro emozionale – la raccolta dei suoi frutti così com’è – prima di poter considerare la possibilità di raffinare questa raccolta in emozioni costruttive.

      Thanks for sharing these sincere observations, Mayra.
      It is important to see this ‘default’ condition of our emotional center – the harvest of its fruit as it is – before we can consider refining this harvest into more constructive emotions.

  5. Fabrizio Agozzino

    Caro Asaf,

    Uno degli aspetti che ho osservato, al di là del ‘tipo’ di emozione che la mia macchina abitualmente produce, è che il centro emozionale è stato ‘addestrato’ a reagire in un certo modo. Nella Quarta Via chiamiamo questo aspetto ‘programmazione’. Vedere che le emozioni che esprimo sono il risultato predefinito di uno o più stimoli, come in un teatro meccanico, è sconvolgente. Mi fa vedere quanto davvero siamo macchine. L’aspetto positivo di questo processo è che possiamo allo stesso modo essere – con fatica e consapevolezza – reimpostati e addestrati a rispondere alla situazioni, non a reagire. Da questo punto di vista non è tanto smettere di essere ‘macchine’ ma stabile sotto quale influenza vogliamo essere.

    Grazie,
    Fabrizio A.

    1. Asaf Braverman Post author

      Sì, il centro emozionale è stimolo-risposta, così come tutti gli altri centri. Questo aspetto è sia una benedizione che una maledizione. Non possiamo riprogrammare le nostre emozioni prima di osservare il loro stato abituale. Da qui, il lavoro di settembre sull’osservazione.
      Inoltre, certe forme di programmazione sono così profondamente radicate che rimarranno sempre abituali, e avranno sempre necessità di uno sforzo cosciente per essere controbilanciate.

      Yes, the emotional center is stimulus response, as all the other centers. This is both a blessing and a curse. But we cannot re-program our emotions before observing their default. Hence, the September labor of observation.
      Also, certain forms of programming are so deeply ingrained that they will always remain habitual, and will always need conscious effort to counterbalance.

  6. Mara Pilato

    Grazie Caro Asaf.

    Registrando tutte le emozioni che provo in una giornata,osservo che sono tante e cambiano in base a dove sono, con chi sono,cosa faccio.
    Osservo anche quanto potere a volte do’ alle persone. Il titolare di lavoro e’ maleducato, mi innervosisco. Incontro una persona gentile, mi addolcisco.
    La scuola mi sta insegnando a vedere quel che accade in me e, come dice Fabrizio, mi da gli strumenti per imparare ad addestrare il centro emozionale.

    Un abbraccio

    1. Asaf Braverman Post author

      Il lavoro di settembre mira a mostrare (o se abbiamo già visto, ricordare) che il nostro centro emozionale è selvaggio. Non puoi dire lo stesso per i centri motorio o istintivo. Questa condizione è permessa, perché le emozioni non sono obbligatorie per il funzionamento quotidiano. Permettiamo ai ‘cavalli’ del nostro centro emotivo di correre selvaggiamente. Ma se stiamo seriamente mirando alla coscienza di sé, allora dobbiamo sviluppare modi per tirare le redini ai cavalli e usarli per guidare il carro in una direzione coerente.

      The September labor aims to show (or if we’ve already seen, remind) that our emotional center is untamed. You cannot say the same for the moving or instinctive centers. There is permission behind this condition, because emotions are not obligatory for day-to-day functioning. We permit the horses of our emotional center to run wildly. But if we are seriously aiming at self-consciousness, then we will have to develop ways to pull the reins on the horses, and use them to drive the chariot in a consistent direction.

  7. Mario Fantoni

    Oggi stavo leggendo “La Quarta Via” nel punto in cui Ouspensky tratta le emozioni e ho trovato questa citazione che mi sembra particolarmente rilevante per il nostro lavoro di settembre di osservare le nostre emozioni:

    “È importante scoprire in voi stessi che, quando avete forti emozioni, quando avete una forte sensazione su qualche particolare cosa, potrete essere praticamente certi che in un altro momento avrete un’emozione diversa sulla stessa cosa. Se non potete scorgerla in voi stessi, guardatela negli altri. Quando vi rendete conto dell’esistenza di queste emozioni contraddittorie, ciò̀ vi aiuterà̀ a comprendere la vostra meccanicità e la vostra mancanza di comprensione di voi stessi: mancanza di conoscenza di sé. Finché avvertiamo emozioni diverse in tempi diversi, che tipi siamo? In un momento ci fidiamo, in un altro siamo sospettosi; in un momento amiamo, in un altro detestiamo. Quindi lo scopo è di mettere assieme queste diverse emozioni, altrimenti non ci conosceremo mai. Se avvertiamo sempre soltanto una emozione alla volta e non ricordiamo le altre, siamo identificati con essa. Quando abbiamo un’altra emozione dimentichiamo la prima; quando ne abbiamo una terza, dimentichiamo la prima e la seconda. Molto presto nella vita, mediante imitazione e in diversi altri modi, apprendiamo a vivere in una sorta di stato immaginario per proteggerci dalla spiacevolezza, perciò la gente sviluppa in sé questa capacità di vedere soltanto un’emozione alla volta. Ricordate di lavorare. Ricordate voi stessi in uno stato d’animo, poi ricordatevi in un altro. Cercate di connetterli assieme e vedrete a voi stessi”.

  8. Enrico Scarponi

    Come nuovo iscritto al portale saluto tutti i partecipanti e moderatori presenti in questa discussione.
    Dopo la lettura di questo post ho cercato di osservare le mie emozioni durante tutto il mese di settembre, del resto lo faccio ormai da diversi anni anche se questa volta l’impegno è stato maggiore e il semplice fatto di scrivere questo commento mi aiuta a scorgere alcuni aspetti più in profondità.
    Spostando l’attenzione sul centro emotivo noto come, specialmente in ambiente di lavoro, a volte emergano le emozioni negative che da sempre mi accompagnano e che un tempo si presentavano a scuola e ora in un altro contesto. Questi stati d’animo posso definirli come paure di diverso genere legate all’autostima: paura di non essere all’altezza, paura di apparire inadeguato o considerato male, ansia. A volte la mia mente galoppa così tanto che addirittura provo apprensione e malessere su fatti non avvenuti o che difficilmente possono presentarsi…tuttavia nei periodi più recenti noto che rispetto ad alcuni mesi e anni addietro riesco a gestire meglio certi aspetti della mia emotività. Questo mese ho vissuto un piccolo “choc” che è stata la nascita di mio nipote e ciò è stata un’occasione per osservare il mio centro emozionale di fronte a questo evento. Sono dell’opinione che una nascita a noi vicina, come può essere quella di un figlio o di un parente stretto, sia molto simile come esperienza interiore allo sperimentare la morte di una persona a noi cara. In entrambi i casi queste potenti trasformazioni dell’ esistenza provocano una rottura della nostra quotidianità e se da una parte vi è gioia legata alla nascita e dall’altra il dolore della perdita, queste due emozioni trovano una radice profonda che le accomuna. Nel mio caso specifico ho provato di fronte a questo evento in principio gioia ed entusiasmo ma poi via via tutto si è trasformato in una specie di malinconia, non tristezza, purtroppo non riesco a trovare le parole giuste per descrivere questa particolare emozione che comunque in un istante mi ha donato un sentire profondo sul divenire e la trasformazione di tutto, compreso me stesso come corpo fisico e mentale, uno stato oltre la gioia e il dolore. Questo è ciò che posso dire di aver osservato durante settembre.