Articolo scritto da Mara P. e Vincenzo M.

Era l’estate del 1970, avevo dieci anni. Una mattina di luglio andai con mia madre e mio fratello più piccolo dai miei zii al mare. Arrivammo verso le nove. Era una giornata piena di sole: giocammo sulla battigia, un lungo bagno e poi il pranzo. Mentre mangiavamo, una raffica fortissima di vento alzò la sabbia e l’ombrellone fu portato via. Una bufera di sabbia era in atto. La sua potenza mi impediva di vedere e sentire le voci degli altri. Restai fermo e mi rannicchiai su me stesso. La paura era forte e aumentava con la potenza del vento. Avevo il timore di perdermi, di non ritornare  a casa, forse di morire.  Non so quanto tempo passò, ma sembrò un’eternità; volevo piangere ma non avevo la forza di farlo. A un tratto, la mano di mio zio mi afferrò, mi prese in braccio e mi portò via dal cuore della tempesta. Ricordo che nei pochi minuti che restai nelle sue braccia mi sentii felice e la paura scomparve. Andando al mare, spesso la paura mi è ritornata.

Quando percepisco la paura, una frase che mi ritorna alla mente è: “Che paura di spavento!”. La pronunciava mio nipote da piccolo. Mi ha sempre colpita perché non diceva: «Ho paura del buio», o di altro, ma dello spavento stesso che è esattamente la paura che temo di più. Lo spavento provoca al mio centro istintivo sintomi a lui poco graditi come tremore, agitazione e tachicardia. Quando mi spavento, tutto accade così velocemente da non dare tempo al mio centro intellettuale di riflettere, calmarmi, o trovare una valida motivazione per superarla.

Erano anni che desideravo fare un viaggio in India, ma l’idea di dover volare tutte quelle ore me lo faceva  rimandare. Quali potevano essere le terze forze positive che avrebbero potuto spingermi oltre i miei limiti? Decisi di parlare con delle persone che in India c’erano già state. Ascoltai con attenzione le loro storie, guardai le fotografie e iniziai a prepararmi mentalmente. Questa ‘strategia’ funzionò: prenotai il biglietto  aereo e nell’agosto  del 2004 partii da sola, all’avventura. La paura non mi è completamente passata, la sento ancora un po’ ogni volta che volo, ma l’averla affrontata mi ha dato la possibilità di fare un’esperienza  che mi ha arricchita emozionalmente, culturalmente, e mi ha fatto conoscere una parte di me che non avevo mai visto prima.

Nella nostra vita abbiamo sin da piccoli tante paure. Paure nel ‘centro istintivo’ o in quello ‘emozionale’.  Episodi come quelli che abbiamo raccontato condizionano alcune nostre scelte. Come dice Asaf nel suo articolo pubblicato a luglio: «Per superare certi sensi di colpa o frustrazioni che le paure ci generano, deve intervenire una terza forza neutralizzante». Nello specifico, nel suo articolo dice che per cambiare, il tirare da una parte e dall’altra delle due forze non è sufficiente; deve intervenire una terza forza neutralizzante. Se provo ad aprirmi e a ricevere una ‘conoscenza specifica’, essa mi aiuterà a pensare alla mia paura in modo nuovo, un modo di pensare che apra una porta. Dobbiamo imparare a pensare in modo nuovo. La paura si basa su un pensiero distorto perché altera la scala della realtà, facendocela vedere ingrandita e infondendoci timore. Non si può superare la paura senza essere messi alla prova, senza essere in grado di trasformare la sofferenza in un atteggiamento interiore positivo.

Come dice Mr Ouspensky nella “Quarta Via”:

«La mente può non soltanto essere addestrata ma le si può anche insegnare a starsene da parte a osservare le emozioni. Poi, dopo un certo tempo, il centro emozionale comincia a rendersi conto che non vale la pena andare avanti se la mente non segue».

Proviamo ad addestrare la nostra mente, a osservare come si sono sviluppate le nostre paure nei vari centri, e come fare per riconoscerle. Nella Bibbia è Adamo che attribuisce il nome agli animali. Dalla Genesi 2,20:

«Adamo impose il nome a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche dei campi».

Cerchiamo in questi giorni di dare un nome alle paure che vengono a farci visita. Questo può aiutarci a entrare in confidenza con esse e a capire da dove nascono.

 

Disegno: Mayra.

Redattore: Gabriella E.