Come possiamo lavorare con un’abitudine ben consolidata? Supponiamo di scoprire che la paura del futuro sia un’emozione negativa predominante nella mia psicologia: essa inventa regolarmente scenari catastrofici immaginari che mi allontanano dalla realtà e ostacolano la mia capacità di ‘essere’. Il mio desiderio di lavorare con questa abitudine introduce una nuova forza attiva al mio lavoro. Ma l’inerzia per aver trascorso anni indulgendo nella paura si oppone a questa iniziativa e agisce da forza passiva. In se stesse, le due forze si contrappongono in uno stallo. Generano auto-osservazione, ma non provocano cambiamenti. Il timore rimane, e la mia incapacità di affrontarlo produce solo senso di colpa, frustrazione, auto-disapprovazione. Per cambiare, il tirare da una parte e dall’altra delle due forze non è sufficiente; deve intervenire una terza forza neutralizzante.

La conoscenza, spesso, è l’elemento mancante che può aiutare. Più vedo e accuso la mia paura, più aperto diventerò a ricevere nuova conoscenza. Forse, nel mezzo della mia frustrazione, ho letto e capito che la radice della negatività è in me stesso e non in circostanze esterne. Mi aiuta a pensare alla mia paura in un modo nuovo. O forse vedo qualcun altro che condivide questa debolezza e testimonia il ridicolo del suo stato. Mi aiuta a pensare alla mia paura in un modo nuovo. O forse un amico mi parla della propria paura, come l’ha scoperta, affrontata e minimizzata con successo. Mi aiuta a pensare alla mia paura in un modo nuovo. Il nuovo modo di pensare interviene e apre una porta. Sono altrettanto vittima di un pensiero sbagliato quanto della paura.

“Non ci rendiamo conto di quale potenza enorme stia nel pensare”, dice Peter Ouspensky. “Se pensiamo sempre in modo giusto a determinate cose, possiamo renderlo permanente – si evolve in un atteggiamento permanente”. La nuova conoscenza è un seme che genera un giusto pensiero. Quindi, i nostri progressi in questo lavoro sono direttamente correlati al nostro apporto di nuove conoscenze. Il corretto modo di pensare, indirizza il nostro centro intellettuale verso i nostri obiettivi e rappresenta un uso appropriato di quel centro. “È impossibile impedire alla nostra mente sempre in movimento di avere pensieri”, dice John Cassian dalla Filocalia, “è però in nostro potere nutrirlo con conoscenza spirituale piuttosto che con preoccupazioni mondane”. Le nostre menti sono fatte per pensare in modo giusto ingerendo conoscenze oggettive; la conoscenza oggettiva è il nostro pane quotidiano.

Il lavoro di luglio presenta la raccolta del frumento, l’ingrediente fondamentale del pane e il secondo di tre raccolti annuali simbolici. Il raccolto di fieno a giugno rappresenta il sostentamento per il nostro corpo e la vendemmia di uva a settembre rappresenta il sostentamento per il nostro cuore. Luglio richiama la nostra attenzione su ciò che potrebbe significare sostenere le nostre menti, nutrirle con conoscenze oggettive, sfruttarle in questo lavoro e, in generale, cosa significhi lavorare sui nostri centri intellettuali.

“Lavorare sull’intelletto significa pensare in modo nuovo”, dice Peter Ouspensky, “creando nuovi punti di vista, distruggendo illusioni”. Tornando all’esempio iniziale, la paura del futuro si basa su di un pensiero distorto. Distorce ‘la scala’ ingrandendo le poche disgrazie del mio passato rispetto ai molti doni. Distorce la verifica presumendo che non sarò in grado di affrontare la catastrofe nonostante sia sempre sopravvissuto alle prove passate. Distorce la comprensione suggerendo che esista un modo per crescere senza essere spinto, senza essere messo alla prova, senza trasformare la sofferenza. Fino a che non affronto queste distorsioni, sarò costantemente paralizzato dalla paura, nonostante il mio desiderio di affrontare tale abitudine.

Scegliete un’area di lavoro attuale, un’abitudine corrente con cui state lavorando per ottenere una certa comprensione: quali illusioni stanno mantenendo questa abitudine?