La seconda linea offre la possibilità di lavorare praticamente sul centro emozionale ed è quindi direttamente connessa a quello che cercheremo di portare avanti come comunità nei mesi di settembre e ottobre: osservare le emozioni e utilizzarle come carburante.

La seconda linea di lavoro, può essere definita come lo sforzo intenzionale fatto per aiutare un altro membro del gruppo. E’ lo scambio intenzionale di informazioni che facciamo con gli altri in relazione al Lavoro interiore.

Uno degli strumenti per praticare la seconda linea di lavoro, è quello della ‘fotografia’. Fare una fotografia consiste nell’offrire direttamente ed intenzionalmente a qualcuno una nostra impressione o comprensione rispetto ad una sua area di lavoro, o ad una situazione specifica o generica.

Giorgio osserva che Marco sta mangiando e parlando allo stesso tempo. Gentilmente gli fa notare questo fatto.

Giorgio ascolta Marco che parla e gli racconta una storia molto complessa. Alla fine della storia Marco chiede a Giorgio un parere o un suggerimento. Poiché Giorgio ha ascoltato con presenza, e ha permesso alle impressioni della storia di Marco di ‘penetrare’ nella sua coscienza, ha avuto un impulso – una visione chiara – non tanto rispetto alla storia che Marco ha raccontato, ma di un aspetto della psicologia di Marco, della sua macchina, che ha enfatizzato determinate cose ma volontariamente o meno ne ha omesse altre. Giorgio ‘vede’ qualcosa che va oltre la storia che ha udito, e lo comunica a Marco, cercando di essere quanto più delicato possibile.

Entrambi gli episodi sopra menzionati, sono esempi di ‘fotografia’. Sarà più semplice e richiederà meno esperienza, fotografare un ‘fatto’ esterno, un’azione; sarà più complesso fotografare il mondo ‘interiore’ di un’altra persona. Chiunque può fotografare Marco che parla mentre mangia, a condizione che entrambi abbiano deciso precedentemente di non fare due cose allo stesso tempo; tuttavia, non tutti possono fotografare la ‘terza’ forza – ad esempio il motivo – che spinge Marco a raccontare la sua storia.

La fotografia si ‘trasforma’ in seconda linea nel momento in cui Marco e Giorgio parlano di quanto accaduto. La seconda linea presuppone una sorta di comunicazione e scambio di informazioni. Quanto meno è così che ho sempre interpretato la seconda linea di lavoro. In essa, ciò che guadagna uno, lo dovrebbe guadagnare anche l’altro. Non è Giorgio che ‘fotografa’ Marco, ma Giorgio e Marco che si scambiano delle impressioni e comprensioni rispetto ad un’area o una situazione specifica. L’ottava potrebbe anche partire con una fotografia e poi trasformarsi in seconda linea, ammesso che entrambi siano d’accordo e condividano determinati scopi.

Comunicare agli altri ciò che si è visto, senza giudizio, con amorevolezza, con pazienza, richiede grande disciplina emozionale, ed è per questo motivo che reputo la ‘seconda linea di lavoro’, un’Arte a tutti gli effetti.

L’uomo vede più facilmente i difetti degli altri che i propri. Sulla via dello studio di sé, l’uomo apprende nello stesso tempo che anche lui possiede tutti i difetti che trova negli altri (…) egli ora sa che questi tratti sono anche i suoi. Così, gli altri membri del gruppo gli servono da specchio nel quale egli vede sé stesso. Ma per vedere se stesso nei difetti dei suoi compagni, e non semplicemente vedere i loro difetti, deve senza sosta tenersi in guardia ed essere molto sincero con se stesso.

P.D.Ouspensky, Frammenti di un Insegnamento SconosciutoIl più antico manoscritto di Frammenti di un insegnamento s...

Qual è secondo voi la funzione delle seconda linea di lavoro? Qual è la vostra esperienza a questo proposito? Pensate che sia possibile fare seconda linea con qualcuno senza che questo abbia i vostri stessi scopi o comprenda il vostro linguaggio? Ci sono delle ‘tecniche’ che avete imparato per comunicare con gli altri il più intenzionalmente possibile?

 

Immagine: Les Très Riches Heures du duc de Berry (Septembre)

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