Estate del 1984, avevo poco più di sette anni. Una di quelle domeniche torride di fine estate dove sono ripetitivi e monotoni i suoni: le cicale nascoste all’ombra dei pini, il ticchettio dell’orologio color avana appeso in cucina sopra il frigorifero, una TV distante appena udibile, come un ronzio.

Non avevo idea di cosa fare, né dove andare. I miei amici erano in vacanza al mare o forse in montagna. Trascinai il mio esile corpo sui gradini di metallo marrone scuro del balcone che dava sul giardino infuocato davanti casa. Il suono assordante del silenzio mi portava via. Osservai curioso l’avanzare lento ed ipnotico di un motorino in lontananza. Questa inaspettata impressione mi risvegliò da un certo torpore; qualcosa aveva drammaticamente attivato ed acuito la mia attenzione e senza nessun motivo apparente fui spinto ad osservare i pensieri, le mie associazioni mentali. Il motorino che si avvicinava aveva rievocato il ricordo di una memoria freschissima: ero con mio padre in un parco e con ingenua gioia pedalavo e sfrecciavo con la mia amata bicicletta rossa da passeggio.

Osservavo i pensieri, le infinite associazioni della mente e ne fui affascinato e meravigliato. Danzavo con i pensieri, ospite di me stesso. Mi sorpresi a ridere più volte di me e di quel buffo spettacolo. In questo strano e inaspettato tour interiore c’erano stanze ampie e luminose ed altre oscure, minacciose. Ero spaesato ed eccitato allo stesso tempo. Il monotono pomeriggio di una estate qualsiasi si era trasformata in un interessante viaggio dalla destinazione incerta: un viaggio dentro le mie memorie. C’erano memorie fresche, altre erano più recenti, altre erano antiche e principalmente legate ai ricordi del corpo, di un odore, di un rumore, altre si formavano nel momento presente, senza sosta. Una sorta di intricato caleidoscopio dove la partecipazione dell’osservatore sembrava essere un fattore secondario. Pensai: “Ma se non sono per me, per chi sono queste memorie?”. Questo pensiero mi fece trasalire.

Fui colto dal terrore. Senza un preciso e deliberato sforzo provai l’impulso urgente di fermare i miei stessi pensieri. Tentai più volte. Il tempo cominciò a rallentare, ma non abbastanza. Osservai che le memorie sgorgavano liberamente, dal nulla, come richiamate da una luce misteriosa e senza un apparente ordine comparivano per un istante davanti ai miei ‘occhi’. Era praticamente impossibile arrestarle, come tentare di afferrare l’aria. Più volte avevo avuto la percezione di aver arrestato il processo del pensare, ma proprio il pensiero di aver avuto ‘successo’ era la prova che non avevo arrestato affatto i pensieri.

La tensione era alle stelle, il mio corpo rigido. Respirai profondamente e mi rilassai. Cercai di fare uno sforzo più gentile, meno invasivo. Senza sapere esattamente come, provai semplicemente ad osservare, a ‘galleggiare’ sulle memorie, sulle parole, sulle idee, sulle associazioni. Il terrore lasciò spazio ad uno stato di sottile euforia mista ad un senso di antico e conosciuto entusiasmo. Provai rispetto nei confronti degli adulti, così impegnati in questa costante lotta di “galleggiare” e rafforzare le proprie memorie. Che fatica doveva essere! Provai di nuovo l’impulso ad arrestare i pensieri e per un breve attimo tutto divenne impalpabile, il mondo per un istante rallentò la sua corsa, il tempo curvò… e luce fu.

La terra era informe e vuota, le tenebre coprivano la faccia dell’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque. Dio disse: «Sia luce!» E luce fu. Dio vide che la luce era buona; e Dio separò la luce dalle tenebre.

Genesi 1:1

Questa è la memoria più antica che ho di una storia del ‘potere’, del momento in cui lo spirito librò su di me. Anni più tardi incontrai una frase di G.I. Gurdjieff che mi aiutò a capire questa esperienza e molto di più:

“L’uomo comune, non solo non ha controllo sulle cose fuori di lui, ma neppure sulle cose che sono dentro di lui. Quest’ultima idea deve essere compresa molto chiaramente e assimilata; nello stesso tempo occorre capire che il controllo delle cose esteriori comincia con il controllo delle cose dentro di noi, con il controllo di noi stessi. Un uomo che non può controllare se stesso, ossia il corso delle cose dentro di sé, non può controllare niente”.

Nel mese di giugno e per i successivi tre, lavoreremo alla ‘raccolta’. L’esperienza appena condivisa fu per me sia ‘semina’ che ‘raccolta’. Raccolsi poco, ma quel poco ha generato una pianta che ha dato tanti frutti. Il mese di giugno sta per concludersi e così anche il nostro lavoro sul centro istintivo, motorio e sessuale. Avete osservato qual è la relazione tra immaginazione e centro motorio? Qual è il ruolo del centro sessuale in questo processo? In che modo il centro istintivo può essere di aiuto piuttosto che una ‘forza contraria’ sul lavoro contro l’immaginazione?

Attendo con fiducia le vostre esperienze e comprensioni. I vostri commenti aiuteranno a contribuire all’incontro che per i soci dell’associazione verrà tenuto mercoledì 28 giugno alle ore 20:30.

Grazie,

Fabrizio Agozzino

Immagine in alto: Mayra M.

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