Nell’ultimo mese dell’anno il nostro contadino siede al tavolo della festa con i frutti del proprio lavoro davanti a sé. È ben preparato per l'inverno: godrà della carne del bestiame nutrito con il fieno raccolto a giugno, del pane fatto con il grano raccolto a luglio e del vino delle uve raccolte a settembre. Solleva il bicchiere verso di noi per festeggiare: "A i frutti delle nostre fatiche", brinda. "Ai frutti del nostro lavoro" rispondiamo all'unisono. Mangiamo, beviamo e facciamo festa. Cosa può avere un sapore migliore dei frutti del nostro lavoro, guadagnati con il sudore della nostra fronte?

Nel corso dello scorso anno abbiamo associato questi tre raccolti ai tre cervelli principali dell’uomo-microcosmo: il corpo, la mente e il cuore. "Devi capire che questi tre centri principali sono collegati tra loro", ha detto George Gurdjieff. "In un uomo normale, lavorano sempre all'unisono, e quest’unisono rappresenta la principale difficoltà nel lavoro su se stessi. "Dopo tutto, se le nostre abitudini non fossero una collaborazione tra tutti e tre i cervelli, sarebbero piuttosto facili da spezzare. Ma dal momento che tutti e tre collaborano abitualmente per generare immaginazione, identificazione o negatività, allora uno sforzo serio contro un'abitudine deve prevedere una collaborazione equivalente. Qualunque sforzo faremo senza questa 'collaborazione' ci permetterà di avere solo lampi di consapevolezza, mai sguardi prolungati.

Ed è solo uno sguardo prolungato che realizza la promessa di questo lavoro. "Il centro emozionale superiore", dice Peter Ouspensky, "ha bisogno di un ricordo di sé più o meno completo." Completo, prolungato da un momento al successivo, respiro dopo respiro. In questo senso il lavoro di dicembre ci invita a tentare di prolungare la presenza imbrigliando i nostri tre centri primari a questo scopo; posizionando i nostri tre raccolti su un unico tavolo. I comandi formulati a novembre erano un prerequisito per questa impresa. Ci hanno aiutato a collegare il cuore alla mente connettendo comprensione e parole. Ciò che rimane è aggiungere al nostro sforzo il terzo centro primario: il corpo.

Le Scuole hanno lavorato a questa 'connessione' in vari modi. Alcune hanno combinato le loro preghiere al movimento. Altre hanno usato un rosario. Altre invece hanno intonato gli sforzi al il ritmo del respiro. Qualunque fosse la tecnica, questo triplice controllo è stato l'intento originale nella "preghiera" giudaico-cristiana o in ciò che l'induismo e il buddismo chiamano "meditazione". I metodi differiscono, ma il principio rimane sempre lo stesso: sfruttare i tre cervelli principali per un unico scopo, costringendo il nostro cosmo all'unità. Con gli workshop di dicembre metteremo in pratica la teoria.


Il primo di gennaio, la nostra comunità ha fissato l'obiettivo di sovrapporre l'insegnamento della Quarta Via ai mestieri del mese. Avendo completato il primo ciclo, possiamo vedere come il Lavoro cresce se aggiungiamo qualcosa ogni giorno. Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno riposto la propria fiducia in questo esperimento, che hanno insistito nell'applicare il significato interiore di ogni lavoro e le cui verifiche personali hanno contribuito a rendere viva questa Scuola. Mi sembra che abbiamo dato un degno contributo alla Quarta Via, e già questo è motivo di festa.
Brindiamo quindi – come il nostro contadino interiore a dicembre – al percorso tracciato dai nostri predecessori e alla loro eredità grazie alla quale apriremo la strada alla Quarta Via nel ventunesimo secolo.

Skip to toolbar