Mettiamo mattone su mattone per costruire una casa. Combiniamo una nota con un'altra per comporre una melodia. Cerchiamo le parole che possano convogliare le giuste emozioni per la nostra poesia. Ogni cosa che ha davvero valore su una grande scala, è inevitabilmente composta da parti più piccole che sono a loro volta significative ed indispensabili. Il nostro Lavoro interiore dovrebbe seguire questo principio e dovrebbe essere portato avanti con la stessa serietà adoperata da un archietto che lavora alla sua Grande Opera: prendendosi cura dei dettagli perché sa che sono tanto importanti quanto la grande opera in sé.

“Cosa desideri?”.

“Vorrei conoscere me stesso”.

“Come si manifesta l'ignoranza verso te stesso?”.

“In molti modi”.

Uno scopo troppo grande e vago non è pratico. Se ad esempio il mio scopo vorrebbe essere quello di smettere di parlare inutilmente, dovrei trovare un argomento specifico da evitare. Se mi piacerebbe diventare più sensibile verso altri, allora dovrei concentrarmi su una persona in specifico. Se mi piacerebbe smettere di giudicare tutti, allora dovrei concentrarmi su un aspetto specifico del mio 'giudizio'. La guerra alle abitudini è portata avanti e vinta attraverso piccole battaglie, momento dopo momento. Dobbiamo vincere piccole battaglie per avere la meglio sulla guerra. Avanziamo nella ricerca della conoscenza di sé cercando di essere precisi con i nostri scopi ed avendo chiaro il motivo per cui stiamo cercando di conoscere noi stessi. Solo con questa chiarezza il nostro scopo potrà fungere da guida ed essere d'ispirazione.

“Ci sono aree in cui pensi di conoscere te stesso?”.

“Alcune aree isolate”.

“Sei riuscito a Vedere queste parti attraverso scopi e sforzi specifici o ci sei arrivato per caso?”

“Entrambe”.

“Questa conoscenza parziale di te che è arrivata tramite uno sforzo, come l'hai ottenuta?”

“Osservando le conseguenze del mio sonno”.

Se il tuo obiettivo è piatto, senza emozioni, è conseguenza del tuo sonno. "Qualcosa che abbiamo e di cui non abbiamo bisogno deve morire", dice Rodney Collin, "e qualcosa che non abbiamo, ma di cui abbiamo bisogno deve nascere". Il nostro obiettivo deve comprendere entrambi questi elementi. Nel formulare il nostro scopo dovremmo considerare ciò che dobbiamo acquisire e ciò che dobbiamo lasciare andare. Questo sforzo darà al nostro scopo maggior valore e profondità.

“Cosa ti previene dal Vedere le conseguenze del tuo sonno?”.

“Le mie giustificazioni”.

Un altro aspetto del lavoro, dunque, deve essere connesso a Vedere le tue 'giustificazioni' e comporre una sorta di album fotografico di queste scuse che possa servirti al fine di portare avanti il tuo scopo. Quando ci osserviamo o vediamo, come in una foto, siamo abituati a giustificarci con troppa accondiscendenza: "Qui sto camminando per le vie di Firenze e mi arrabbio mentre cade il gelato perché una persona mi urta!”, “Qui sono dentro una chiesa a Venezia e sono distratto dalla folla...”.

Al fine di acquisire informazioni 'oggettive' verso noi stessi, per conoscerci meglio dobbiamo acquisire una serie di informazioni che potrebbero rivelarsi poco lusinghierie ma molto utili ai fini del Lavoro. La resistenza che osserverete nel cercare di creare questa collezione di scuse vi darà la chiara percezione di quanto in realtà una parte di noi non voglia Vedere e di quanto, di conseguenza, questa collezione sia importante e di valore. Non possiamo lavorare con ciò che non vediamo. Se cerco di diventare obiettivo con me stesso, devo studiare e Vedere sia la Bella che la Bestia, tenendo presente che ciò che Osserva è indipendente da entrambi.

Il nostro lavoro per gennaio è quello di riesaminare dove siamo - chiederci cosa vogliamo veramente - e trovare degli sforzi semplici e pratici che possano adattarsi alle esigenze e sfide del momento. Abbiamo appena iniziato l'anno, abbiamo a disposizione un altro ciclo di Lavoro connesso ai Mestieri. Se sei nuovo con questo metodo, esamina l'impulso che ti ha portato qui e formula uno scopo connesso a quell'impulso. Non preoccuparti eccessivamente della precisione del tuo scopo; raffineremo il nostro obiettivo man mano che progrediremo con i Mestieri del mese. Se hai già lavorato con i Mestieri del mese, richiama le fotografie che hai raccolto in questi mesi di lavoro circa le tue scuse - chiamati anche respingenti - e cerca di Vedere dove ti trovi attualmente, che tipo di Lavoro hai portato avanti l'anno scorso e in che direzione vorresti ora procedere.

Condividi il tuo scopo e le tue osservazioni qui sotto.


Articolo tradotto e revisionato da Fabrizio Agozzino
Corretto da Mayra V. Monserrat

Responses

  1. Michela

    Carissimi, buon inizio a tutti!
    Dove sono attualmente?
    Cosa ho Visto?
    Quali i miei scopi? Quante domande importanti!

    Ho visto tanto di me in questo ultimo periodo dell’anno, grazie al Lavoro, grazie a voi, e grazie a quello che la Vita mi ha messo davanti agli occhi.

    Ho come l’impressione che perderei meno tempo se sapessi Vedere quello che la mia anima deve e vuole vivere, piuttosto che cercare di decidere “da sola” ciò che ha senso e ciò che non ne ha.
    E’ come se avessi realizzato la nullità della mia volontà personale, che poi, diciamocelo, personale di chi? Ci sono tante Miki dentro di me e ognuna dice la sua, ognuna pretende di sapere cosa sia meglio per sé e per le altre.
    In questo momento della mia vita quindi mi impegno a DECIFRARE il cammino che Forze Superiori hanno tracciato per Me, e mi auguro di avere la Forza e il Coraggio di non rinnegarlo, di non intralciarlo.

    Per quanto riguarda i piccoli scopi, pare che nel 2018 mi si chieda di essere SPIETATA. Soprattutto con me stessa, con quegli io inutili che appunto intralciano e ritardano il compimento di Qualcosa che in ogni caso si compirà.

    Un altro piccolo scopo è chiudere le ottave a casa: avere il coraggio di fare ordine e conservarlo.

    Importantissimo scopo per me: tutti i giorni nutrire il mio mondo interiore con una poesia, una citazione, un’immagine… qualcosa che mi ricordi chi Sono e da Dove vengo.

    Grazie mille e buon Lavoro
    Miki

    1. Fabrizio Agozzino

      Cara Michela,

      Come prima cosa grazie di cuore del tuo commento. L’ho trovato diretto e molto… ‘umano’.

      Mi pare che l’idea della spietatezza connessa al Vedere se stessi in modo più ‘oggettivo’, sia un ottimo scopo.

      Volendo, si potrebbe provare ad essere ancora più specifici e chiedersi ad esempio: verso cosa devo essere spietata esattamente? Come si manifestano questi ‘io’ che intralciano il cammino? Che pulsanti spingono dentro di te?

      Quando parliamo di essere spietati, non parliamo di essere senza amore, crudeli e vendicativi, ma semplicemente inclementi verso le nostre debolezze e meccanicità.

      Molto pratico lo scopo di chiudere le ottave in casa e mantenere l’ordine.

      Grazie di cuore per la tua sincerità, è di grande ispirazione.

      Buon lavoro,
      Fabrizio

      1. Michela

        Quindi, per essere più pratica:
        1) Dalle 19 in poi voglio ricordarmi di chiudere la porta ai miei ‘io’ troppo terra-terra e negativi. Posso concedere la fine della giornata all’ essenz-iale.
        2) Per quanto riguarda la casa: mi concentro per il momento sull’ ottava del caffè e in generale della cucina.
        3) Entro quest’anno voglio studiare i tipi psicologici e saperli riconoscere. Questo potrebbe aiutarmi a comprendere quale atteggiamento avere per comunicare in maniera più intenzionale con gli altri.
        Grazie Fabrizio e grazie a tutti.
        Miki

  2. Pierpaolo Lombardi

    Buon 2018 a tutti.
    Ho pensato a molto, dopo un 2017 piuttosto deludente dal punto di vista del “lavoro”, a quale poteva essere lo scopo per questo nuovo anno.
    Una serie di vicissitudini, anche toste, direi di “palate” come si suol dire dalle mie parti, mi hanno fatto capire su cosa volevo lavorare, e questo articolo è stato un bel segnale visto che avevo pensato di “stare un po’ zitto”.
    Lo stare col respiro durante la Sequenza (esperienza che mi piace molto vista la mia provenienza:Yoga e Meditazione) mi ha aiutato molto e mi ha fatto pensare che nel silenzio c’è una grande ricchezza, che è la pausa tra le note che definisce la differenza tra musica e rumore.
    Una citazione evangelica mi ha sempre colpito molto:
    “Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno.”
    Yeshua Ben Yosef Ha Nozri – Vangelo di Matteo 5,37
    Ed è diciamo questo da cui voglio partire, e cioè il non parlare inutilmente.
    Ma come dici Asaf, partire per una battaglia così grande può portare ad una rovinosa sconfitta, quindi ho pensato di ridurre la “Grande Guerra” in una serie di piccole battaglie, mensili.
    E quindi lo scopo di gennaio verrà suddiviso in 12 scopi mensili.
    12 modalità diverse per fare silenzio, per creare vuoto.
    Un’io di lavoro che ho già sperimentato potrebbe essere “Empty”.
    Il che mi porta alla seconda citazione che amo molto:
    “Trenta raggi convergono sul mozzo,
    ma è il foro centrale che rende utile la ruota.
    Plasmiamo la creta per formare un recipiente
    ma è il vuoto centrale che rende utile il recipiente.
    Ritagliamo porte e finestre nelle pareti di una stanza:
    sono queste aperture che rendono utile la stanza.
    Perciò il pieno ha una sua funzione,
    ma l’utilità essenziale appartiene al vuoto”.
    Lao Tzu – Tao Te Ching
    E come ricordare e risvegliarmi al mio scopo? Con qualcosa di molto pratico, un attacco su più fronti: promemoria sul cellulare, un segno sulla mano destra, un anello o un braccialetto fatto con un filo che ricordi costantemente il mio scopo.
    Queste le mie personali riflessioni.

    1. Fabrizio Agozzino

      Caro Pierpaolo,

      Il tuo commento scritto con grande semplicità è in realtà molto denso.

      Trovo davvero interessante l’idea di avere un grande scopo, diviso in dodici scopi più piccoli legati al calendario e ai mestieri del mese.

      Credo sia fondamentale, per scopi come il tuo, il confronto con gli altri membri e studenti: la seconda linea di lavoro (condivisione intenzionale delle proprie osservazioni con altri ricercatori ed esploratori connessi al Sistema) ci può aiutare a vedere l’ovvio.

      Un caro amico che amo profondamente ultimamente parla spesso di silenzio, di ermetismo, di sintesi. Non dubito che questi scopi e desideri siano leciti e forse anche utili. Dall’esterno, da spettatore più o meno neutrale, quello di cui mi pare il mio amico avrebbe davvero bisogno, sarebbe… di essere più aperto, più disponibile, più flessibile, più compassionevole e amorevole, soprattutto verso gli altri.

      Sarebbe possibile affermare che lo scopo del mio amico sia soggettivo e il mio suggerimento, poiché apparentemente più imparziale, più obiettivo e giusto? Dubito. E’ il mio amico che dovrà lavorare con uno scopo per tutto il 2018 e questo dovrà essere emozionale per lui e avere valore per lui. Se mi chiedesse cosa ne penso del suo scopo, gli direi quello che ho scritto sopra, non per cercare di persuaderlo ad abbandonare il suo ‘intento’ ma per aiutarlo ad ampliarlo, a dargli vita.

      Nel tuo caso specifico la domanda potrebbe essere: cosa ci vorresti trovare dentro questi silenzi?

      Con affetto,
      Fabrizio

      1. Pierpaolo Lombardi

        Caro Fabrizio, ti ringrazio per la risposta.
        Sto definendo pian piano lo scopo e, in merito alla tua domanda, cosa vorrei trovare dentro i silenzi, in realtà non lo so, proprio perché questi silenzi per me sono nuovi, non so cosa raccoglierò da essi.
        In primis, se mi penso ad una situazione in cui l’impulso di parlare inutilmente potrebbe essere forte, sento che la prima cosa che potrei notare è un forte attrito in me, appunto perché ho deciso di stare zitto. E poi la vanità inespressa, e quindi il saper misurare le parole, il parlare di cose che so, l’ascoltare maggiormente, ma soprattutto l’emozionalità. Il mio essere molto “mentale” troppo spesso ha soffocato il centro emozionale, troppo spesso ho affidato la mia vita a cosa so e non a cosa sento. La speranza è di invertire rotta.
        Che ne dici?

        1. Fabrizio Agozzino

          Caro Pierpaolo,

          Mi pare un ottimo scopo.
          La vera ‘guida’ nel lavoro è il Cuore. Non semplicemente le emozioni che spesso sono evanescenti e senza direzione: le emozioni intenzionali e consapevoli.
          Se il tuo scopo di fare maggiore silenzio mira a questo, mi pare davvero molto pratico.
          Certamente dovrai, come hai detto, definire ogni mese in che area vorresti fare silenzio ed eventualmente che tipo di emozioni vorresti ‘sperimentare’. Se ad esempio decidi di non fare smorfie facciali quando qualcuno parla e non ti piace cosa sta dicendo, sarebbe interessante vincolare la non-smorfia al sentimento di gratitudine che indirettamente l’altra persona ti offre.

          A presto,
          Fabrizio

    2. Paolo Meoli

      Ciao Pier,
      mi piace molto la tua condivisione. E mi aiuta a riflettere su uno scopo che è centrale anche nel mio percorso. Ti posso dire per me in cosa si è trasformato il lavoro sul parlare inutile e quindi sul silenzio. Parlare, come hai sottolineato, è un modo per esprimere i nostri desideri che possono venire dalla personalità o dall’essenza. Credo che lavorare sul parlare inutile della personalità è l’inizio. Poi riuscire a trasformare la sofferenza derivata dal contenimento dei desideri dell’essenza (nel tuo caso il parlare di qualcosa che alla tua essenza piace) è un lavoro ancora più profondo e intenzionale. Fabrizio dirgerà un incontro su questo che credo possa aiutarci tutti a comprendere a quale livello stiamo cercando di lavorare. Dal mio punto di vista ho visto come il lavoro sul parlare inutile, sull’evitare di parlare di ciò che non sa, porti a riscoprire una nuova capacità di ascolto. Goethe diceva, “Parlare è un bisogno, Ascoltare è un arte”. In questo senso credo che il silenzio che stiamo cercando, non è un isolamento dal mondo, ma bensì un ritrovare, attraverso una attenta disciplina su noi stessi, un contatto più profondo e più emozionale con l’altro, sia esso uomo, animale, pianta o Altro. Addirittura c’è chi parla di Voce del Silenzio.

    3. Asaf Braverman Post author

      Grazie Pierpaolo per il tuo commento intenzionale,

      Dal momento che non ci siamo mai incontrati, non posso dire se tu sia o meno una persona loquace. Se estendiamo la manifestazione dai “discorsi inutili” anche al nostro mondo interiore, allora non è più così importante. Da questo punto di vista, ogni volta che controllo le notizie sul mio smartphone, sto riempiendo il silenzio del momento con rumori inutili. Lo stesso vale per ogni momento in cui discuto internamente di qualche ingiustizia fatta a me da qualcun altro, o ripensando alla mente il film che ho visto due giorni fa. La nostra psicologia è costruita in modo da riempire di rumore il tranquillo vuoto. Possiamo trarre vantaggio dal ridurre al minimo tali chiacchiere inutili.

      Nello spirito della praticità, dovresti trovare un’area specifica della tua giornata, preferibilmente all’inizio della giornata, e concentrarti per ridurre al minimo i discorsi inutili, soprattutto durante quel periodo. Bevi il tuo primo caffè o tè mentre miri a evitare il pensiero. Nota ad esempio quanto è difficile fermare il pensiero mentre mangi!. Qualcosa del genere.

      Buona fortuna, amico di Lavoro!

      ————–

      Thank you for your thoughtful comment, Pierpaolo.

      Since we’ve never met, I cannot tell whether or not you are a talkative person. But if we extend the manifestation of unnecessary talk also to our inner world, then it doesn’t matter. From this broader point of view, each time I check the news on my smartphone, I am filling the quiet of the moment with unnecessary noise. The same goes for each moment I’m arguing internally about some injustice done to me by someone else, or replaying in my mind the movie I saw two days ago. Our psychology is built in a way to fill these quiet spaces with noise. So we all can profit from minimizing such unnecessary chatter.

      In the spirit of practicality, you should find a specific area of your day – preferably early in your day – and focus to minimize unnecessary talk especially during that time. Drink your first coffee or tea while aiming to avoid thought. (Note how difficult it is to stop thought while eating!). Something like that.

      Good luck, my friend in the work!

  3. Paolo Meoli

    Per il 2018 vorrei imparare ad osservare la mia caratteristica principale nel momento e provare a comprendere in cosa è possibile trasformarla. Essa si esprime in questo periodo con il bisogno di aiutare gli altri per paura di non essere considerato dagli altri come una persona di valore o importante. Se non do questo aiuto (attenzioni, tempo, energia) meccanicamente sento un senso di colpa per non aver aiutato o per non aver fatto abbastanza per l’altro. A volte da ciò origina anche la paura di essere escluso per non aver dato il mio contributo. Quando questo desiderio di aiutare origina dalla mia paura di essere escluso o non riconosciuto, mi sembra di rinforzare la mia personalità, e cioè ciò che deve morire. Ho bisogno di riconoscere questa paura e questo desiderio per poi farlo pian piano morire. Ma in cosa trasformarla? Ancora non lo so. Forse in una nuova capacità di comprendere i reali bisogni dell’altro senza aver l’urgenza o impellenza di intervenire? Forse è qualcosa vicino al silenzio di cui parlava Pier? Punti di domanda…
    Ho verificato che questa caratteristica da spesso vita a sofferenze inutili, come quando provo ad aiutare una persona ma non ci riesco oppure lei rifiuta il mio aiuto. Per adesso la migliore risposta che ho trovato è che l’aiutare l’altro quando necessario, non deve partire da me (considerazione interna) ma da una richiesta dell’altro e delle sue reali necessità nonchè dalla valutazione delle mie possibilità (considerazione esterna). Se l’altro non mi chiede proverò a non dare, in quanto è evidente che starei agendo meccanicamente per un mio bisogno che rafforzerebbe solo l’idea di quanto sono bravo ad aiutare. Inoltre così spesso ho visto che questa parte di me che aiuta meccanicamente – spesso usando le parole del sistema – cerca di aiutare gli altri per evitare il lavoro su se stesso. Mi risulta sempre più evidente che pensieri come “l’altro dovrebbe fare o non fare questo”, servono solo a rinforzare la mia vanità.
    Cercherò di aver ben presente questa citazione di Rodney Collin:

    “Poiché la caratteristica di un uomo può essere sia la sua rovina che la sua salvezza. Se è al servizio della personalità sarà la sua debolezza, ciò che lo farà inciampare. Ma se la stessa cosa è al servizio dell’ essenza o di un ideale, allora diventerà ciò che giustifica l’esistenza dell’uomo nel mondo e lo rende capace di realizzare se stesso e servire il Lavoro.”

  4. Mayra

    Salve a tutti della Beperiod
    Nel 2017 ho avuto diverse e svariate possibilità di osservare la mia macchina cercando di Lavorare. E’ stata una sorpresa per me arrivare a Gennaio del 2018 e sentire un naturale bisogno di tirare giù le somme e rivedere quali siano state le mi vittorie e le mie sconfitte nello scorso anno. Quel che ho visto, quel che sento che debba morire per incrementare la mia auto-osservazione e in questo modo migliorare il mio lavoro, è il mio forte e meccanico senso del dovere. Questo senso del dovere è talmente forte che mi spinge a seguire e coccolare i bisogni di qualcun altro, per inerzia, ed inizia a starmi stretto. Non mi sorge mai spontanea la domanda “perché sto facendo questo sforzo?”; e pur ottenendo risultati soddisfacenti dal mio “fare” eseguo“i miei doveri” senza forti emozioni, con dedizione per il senso del dovere stesso, rinforzando la tendenza a schivare una reale comprensione dei miei sforzi. Mi sono accorta che sono pronta a sposare qualsiasi causa, perché è molto più semplice di trovarne una che faccia senso per me stessa.

    …Two weeks later…

    L’inizio di questo commento l’ho scritto quasi due settimane fa, e in questo tempo ho avuto di visualizzare il mio senso del dovere da più angoli: un aspetto che non mi aspettavo di trovare dietro al senso del dovere è stato un bisogno di fare piacere agli altri, ed in conseguenza la mia vanità. Questo mio “fare” per vanità mi ha aiutato a riformulare l’idea che avevo della vanità stessa, che rapportavo esclusivamente alla civetteria. Credo quindi, che sebbene sia partita pensando di avere uno scopo chiaro (osservare e cercare di lavorare con le manifestazioni del mio senso del dovere), il terreno mi si è rivelato molto più fertile di quel che mi sarei aspettata: la mia vanità è più presente di quel che riuscissi a vedere fino a poco fa.
    Mayra

    1. Asaf Braverman Post author

      Mayra, è molto positivo che la tua osservazione vada in profondità. Nota che il mestiere di febbraio aiuterà anche a concentrarsi sull’osservazione di sé (specialmente sulle caratteristiche), quindi ti incoraggio a continuare a raccogliere più foto che puoi.
      ——-
      Mayra, this is very good that your observation deepens in this area. Note that the February labor will also help focus on self-observation (especially of features), so I encourage you to continue collecting as many photographs as you can.

    2. Fabrizio Agozzino

      Cara Mayra,

      Ho trovato molto interessante il tuo commento perché ci fa intravedere una direzione: flessibilità.

      Iniziamo a lavorare su un’area e poi, forse, scopriamo che dietro quell’area ci sono tante altre cose da Vedere. Quindi certamente bisogna essere flessibili e mobili come l’acqua.

      L’unica cosa a cui ti invito a stare attenta è il senso di novità. Cioè. Se da una parte è vero che ‘dovremmo’ essere fluidi e lasciarci guidare dall’io osservatore, anche dovremmo imparare a non muoverci troppo velocemente da uno scopo all’altro.

      Se ad esempio sto lavorando con la ‘vanità’ e poi scopro che dietro di questa si cela la ‘paura’, va bene osservare la paura che c’è dietro la vanità, ma questo non mi libera poi dall’osservare anche la vanità e le sue manifestazioni.

      E’ infine opportuno ricordare che il grande scopo è creare un’anima, non diventare perfetti.

      Spero aiuti,
      Fabrizio

      1. Mayra

        Grazie, Fabrizio,

        in effetti l’entusiasmo di “aver visto” (nonostante il dolore che ciò implica…) mi sprona a vedere di più. Molto utile la tua metafora, oso e aggiungo che se l’acqua non fa parte di un corso, di un’onda, si disperde senza direzione e senza forza.

        Mayra♥

  5. Debora

    Buongiorno a tutti.
    Sono nuova al metodo quindi perdonate la goffaggine.
    Dopo aver letto il post mi sono domandata “qual’è il mio scopo”? E subito ho compreso quanto sia difficile circoscrivere l’obiettivo.
    Nell’ultimo anno il mio sforzo è stato quello di osservare la Bestia, mettendo per un attimo da parte la Bella.
    È stato un lavoro faticoso e a tratti doloroso ma necessario. Eppure mi sono spesso persa. Comprendo ora il perché. Partire da piccoli sforzi pratici che pure vanno nella stessa direzione, un mattone alla volta, è l’unico modo per perseguire un più grande obiettivo che conduca alla conoscenza di sé stessi.
    Dunque se il mio scopo più grande è quello di sconfiggere il mio senso di inadeguatezza, di inferiorità (peraltro per una vita ben camuffato da una spiccata parvenza di sicurezza), lo scopo pratico più piccolo che mi prefiggo è quello di
    essere più spontanea nelle situazioni in cui temo il giudizio, non permettendo alla mente di domandarsi come sarebbe più opportuno comportarsi o cosa sarebbe più opportuno dire.
    Grazie e buon Lavoro a tutti.

    1. Fabrizio Agozzino

      Cara Debora,

      Grazie molte della tua condivisione.

      Ti volevo chiedere se c’è un’area in specifico dove vorresti cercare di essere più spontanea: a lavoro? In famiglia? Con gli amici? Sempre?

      La mia domanda non è puntigliosa ma molto pratica.

      Uno degli aspetti che si fa fatica a comprendere è che non siamo unificati, non siamo mai uno e quindi non è così semplice essere spontanei: spontaneo chi?

      Lunedì 12 concluderemo un seminario online e dal vivo sui tipi umani e dopo una settimana di pausa, cioè il 26 febbraio, inizieremo con uno nuovo di 4 settimane, ogni lunedì alle 20:30, affrontando il tema dell’essenza, la falsa e la vera personalità. Penso che potrebbe interessarti e che potrebbe aiutarti a definire meglio il tuo scopo.

      Buon Lavoro,
      Fabrizio

      1. Debora

        Grazie fabrizio per la tua risposta. Ti chiedo scusa ma la mail di avviso era finita nello spam…
        Portando sempre più l’attenzione e l’osservazione su di me e sulle sensazioni che provo mi rendo conto di chiudermi in una sorta di “capsula fittizia” quando mi confronto con persone di cui ho stima e che in qualche modo mettono in moto in me un senso di inadeguatezza e il timore del loro giudizio fa scattare questa sorta di “plasticità” … Non posso circoscrivere questo “meccanismo” ad un’area specifica, dipende piuttosto dalla persona con la quale mi confronto. In generale però, pensandoci bene, capita più di frequente nella sfera personale (ma non in quella familiare), probabilmente perché nell’ambito lavorativo non sento tanto minata la mia “capacità”.
        Quanto al seminario mi sembra un argomento molto interessante, purtroppo però sono impossibilitata a seguirlo la sera perché lavoro. Verrà replicato?
        Grazie e buon lavoro.

        1. Fabrizio Agozzino

          Gentile Debora,

          Grazie di cuore il tuo messaggio.

          Quella che definisci ‘plasticità’ la considero una forma complessa di vanità: nulla di grave!

          Le nostre essenze sono molto delicate e soprattutto da coloro che apprezziamo e/o ammiriamo abbiamo paura di essere feriti, da cui l’auto-protezione che diventa anche uno filtro, nel bene e nel male.
          Il processo tecnico sarebbe quello della ‘considerazione interiore’ ma l’impulso iniziale, ipotizzo, nasce dalla vanità. Dopo tutto, cosa non nasce dalla vanità? Forse solo la paura.

          Per quanto riguarda i seminari vengono registrati e quindi si possono eventualmente rivedere in qualsiasi momento.
          Ovviamente per rivederli bisogna essere registrati all’associazione culturale e aver contribuito con la donazione.

          Buon lavoro,
          Fabrizio