Guardo attraverso il parabrezza nella mia testa mentre guido attraverso i vari compiti della giornata — fare colazione, parlare al telefono, digitare sulla tastiera — o la mia mente vaga invece altrove, mentre il mio veicolo viaggia con il pilota automatico?

Il pilota automatico è sufficiente per viaggiare attraverso un giorno privo di scopo. Le conseguenze del “non-essere” diventano evidenti solo quando stabilisco uno scopo. A tal fine, è necessario mettere una mano al volante del mio centro intellettuale,  l’altra mano sulla leva del cambio del  mio centro istintivo-motorio, e il piede sul pedale dell’acceleratore del mio centro emozionale. Per mantenere lo scopo, è necessario guidare il veicolo in modo esperto; è necessario Essere.

È necessario conoscere intimamente il veicolo che sto guidando — i miei centri inferiori, i miei atteggiamenti di considerazione interna, identificazione, ed emozioni negative. È necessario conoscere come governare tali funzioni in direzione del mio scopo, o tenerle a freno così che non mi facciano deviare. Per Essere, un globale sistema di conoscenza di sé si deve dispiegare come una piramide che si espande verso il basso, e al tempo stesso, un nobile scopo la deve sovrastare come una piramide che si espande verso l’alto. Devo venire spinto dal basso e tirato dall’alto, guidato dal bisogno di ottimizzare la mia macchina e al tempo stesso determinato dalla necessità di trascenderla. Per Essere — guardare attraverso il parabrezza nella mia testa mentre guido attraverso i diversi compiti della mia giornata — queste due piramidi devono convergere in un unico punto, il presente respiro, in uno stato chiamato Io sono.

In quali circostanze vi sorprendete a viaggiare con il pilota automatico? E quale scopo, che vi forzi ad Essere, siete in grado di darvi?