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Come funziona questa quarta scuola?

Induismo

Gli ultimi tre gradini della piramide trovano sostegno nel mito della Zangolatura dell’Oceano di Latte. In questo mito, Visnù avvolge un gigantesco serpente attorno al monte Mandara e chiede a deva e asura di tirare le estremità di questo serpente, così da usare la montagna quale zangola, per mezzo della quale far cagliare l’oceano di latte. Gli atteggiamenti che abbiamo osservato nella seconda fase ora svolgono la funzione degli asura, controbilanciati dalle pratiche di disciplina formate mediante il lavoro. Questo interno tiro alla fune sviluppa in noi la volontà e genera l’energia necessaria alla trasformazione – trasformando la nostra identità da frammentari pensieri, emozioni e impulsi che affollanno la nostra psicologia, in una consapevolezza permanente in grado di Essere (“Be”).

Giudaismo e Cristianesimo

Il secondo gradino della piramide trova supporto nel racconto biblico della creazione. La creazione è vista come espressione allegorica della creazione del micro-cosmo uomo. “Sia fatta la luce” rappresenta la luce dell’auto-osservazione; la “separazione della luce dalle tenebre” rappresenta la separazione del vero dal falso dentro di noi; dare nome agli oggetti della creazione rappresenta il dar nome ai diversi atteggiamenti che osserviamo, in base al cervello dal quale hanno origine. La natura ci crea quali esseri incompleti, cosmi incompleti, lasciando a noi il compito di svilupparci mediante gli sforzi personali. La descrizione biblica della creazione è una raffigurazione allegorica di quel che dobbiamo realizzare nella pratica.

Buddismo

Il primo gradino della piramide trova conferma in un episodio della vita del Principe Siddhartha intitolato “La Grande Dipartita.” Siddhartha cresce senza sapere di essere in un ambiente delimitato e condizionato. La sua graduale realizzazione di trovarsi in una prigione rappresenta un simbolo del primo passo dell’evoluzione: anche noi dobiamo renderci conto della nostra inconsapevolezza e della possibilità di ottenere la consapevolezza; della nostra conoscenza condizionata e della possibilità di ottenere una conoscenza più precisa; del nostro asservimento alla moralità e della necessità di risvegliare la coscienza.