“Sembra che ce ne sia un sacco” fu la mia risposta, quando l’investigatore mi chiese di dire quello che pensavo sul tempo.

Respira. Prova il senso del “Io sono qui” durante l’inspirazione. Mantieni questo senso durante il picco di saturazione. Espira consapevolmente. Poi mantieni il senso di “Io sono qui” nell’intervallo dopo l’espirazione. Ora tua consapevolezza espande il tuo momento psicologico. Questa breve durata di cinque secondi, in media, è la durata dell’ ‘Io’. Ogni respiro porta alla mente un nuovo pensiero, o una nuova ripetizione di un vecchio pensiero. Una giornata di 17 ore di attività (nel senso di ore passate fuori dal letto) contiene 1.020 minuti attivi e 12.240 respiri attivi. Una settimana contiene 85,680 respiri attivi. Un mese ne contiene 342.720. Noi avremo fatto  4,467,600 respiri dall’inizio del 2016 alla sua conclusione nel giro di qualche giorno – e questo è solo uno dei molti anni inclusi nelle nostre vite. Quando si tratta di tempo, se misurato dai nostri respiri, siamo tutti multi-milionari.

“Sembra che ce ne sia un sacco” fu la risposta di Aldous Huxley quando gli venne chiesto del ‘tempo’ sotto l’influenza controllata di mescalina. “Un sacco”, ha detto Huxley, “ma quanto esattamente, era del tutto irrilevante. Avrei potuto, naturalmente, guardare il mio orologio; ma il mio orologio, lo sapevo, era in un altro universo. La mia esperienza reale era … di un presente perpetuo costituito da una apocalisse in continua evoluzione “.

Ad Huxley era stato dato il principio attivo del cactus sacro conosciuto dagli sciamani mesoamericani come peyote. George Gurdjieff ha affermato che il centro intellettuale superiore potrebbe manifestarsi attraverso l’uso di tali sostanze stupefacenti, e che sono esistite scuole che hanno usato droghe per ottenere tale effetto. “In queste scuole le persone prendono droghe per lo studio di se, al fine di dare uno sguardo al futuro, per conoscere meglio le proprie possibilità”, ha detto Gurdjieff. “Ma per fare questo, sono necessarie una grande conoscenza della macchina umana e di questa chimica particolare.” Lasciando da parte la tentazione di prendere stupefacenti per sperimentare senza sforzo stati più elevati, possiamo comunque utilizzare l’esperienza di Huxley per sottolineare ciò che è verificabile anche senza la loro influenza: il tempo è vissuto in modo diverso da diverse parti del nostro essere.

Durante la scorsa settimana, ci siamo concentrati sull’inutile abitudine alla fretta (vedi presentazione e commenti su “Gruppi difficili di ‘io”). La fretta è radicata nell’atteggiamento del non avere abbastanza tempo. E’ una tentazione che prevale in modo curioso. Anche se mi siedo alla mia scrivania e digito queste parole, una sfilza di post-it con attività da fare mi invitano, mi sollecitano a fare in fretta. “Vai avanti, finisci, non abbiamo tutto il giorno” – sembrano dire. Con le spalle tese, le dita colpiscono la tastiera più decisamente e rapidamente. Sono indotto ad abbandonare il privilegio di Essere per la tentazione di fare.

L’ ‘altro universo’ di cui Huxley parla – la posizione presunta del suo ‘orologio’ – è il regno del fare. In tale ambito il tempo è lineare, e non sembra mai essercene abbastanza. Quelli di noi che, nel contesto dell’esercizio della scorsa settimana, è riuscito a frenare la fretta in alcuni momenti della giornata e a muoversi attraverso le nostre liste di to-do con leggerezza, ha potuto testimoniare come nuovi compiti siano stati prontamente aggiunti ai vecchi. Abbiamo verificato che la parte del nostro essere che si identifica con il fare non lavora con l’aspettativa di una possibile conclusione. Desidera desiderare, il che significa che mentre noi restiamo rinchiusi nel regno del fare, non siamo solo multi-milionari, ma il tipo di milionario che sente non di avere abbastanza, e che accumula e custodisce la propria ricchezza con la continua paura del fallimento.

Mettersi in bocca una pastiglia di mescalina ogni volta che ci sentiamo attirati dalla fretta sarebbe poco pratico. Moriremmo seduta stante per overdose. Invece, possiamo prendere il singolo respiro, sperimentare il senso di Io sono qui nella sua inalazione, mantenere questo senso durante il picco di saturazione, espirare consapevolmente, e quindi mantenere il senso di Io sono qui durante l’intervallo seguente. Se non abbiamo appena vissuto un presente perpetuo costituito da una apocalisse in continua evoluzione, allora non siamo passati pienamente dal regno di fare a quello dell’essere.

Non c’è fretta; hai ancora un sacco di respiri a disposizione. Riprova.

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